L’uso musicale della poesia pura in ambito moderno – Musica su testi di poeti

L’uso musicale della poesia pura

in ambito moderno

Musica su testi di poeti


Ambito di musica popolare o leggera

Domenico Modugno e Salvatore Quasimodo

Salvatore QuasimodoLe morte chitarre, cantata da Domenico Modugno

 

Salvatore Quasimodo, Ora che sale il giorno, cantata da Domenico Modugno

 

Pier Paolo Pasolini e la musica

 

Pier Paolo PasoliniIl soldato Napoleone, cantata da Sergio Endrigo

(da “La meglio gioventù”)

 

Pier Paolo PasoliniUccellacci uccellini, cantata da Domenico Modugno

 

Pier Paolo PasoliniChe cosa sono le nuvole, cantata da Domenico Modugno

D. Modugno – P.P. Pasolini

Che io possa esser dannato
se non ti amo
e se così non fosse
non capirei più niente
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

ah ma l’erba soavemente delicata
di un profumo che da gli spasimi
ah tu non fossi mai nata
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso
perciò io vi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta

ma queste son parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura con l’udito
e tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

 

Alice, La recessione, In “Viaggiatrice solitaria”,

(M. Di Martino/P.P.Pasolini), tratto da “La meglio gioventù” di P.P.Pasolini, 1974.

Rivedremo calzoni coi rattoppi / rossi tramonti sui borghi/ vuoti di macchine pieni di povera gente/ che sarà tornata da Torino o dalla Germania./ I vecchi saranno padroni dei loro muretti/ come poltrone di suonatori/ e i bambini sapranno che la minestra è poca/ e cosa significa un pezzo di pane./ E la sera sarà più nera della fine del mondo/ e di notte sentiremo i grilli coi tuoni/ e forse qualche giovane fra quei pochi tornati al nido/ tirerà fuori un mandolino.

L’aria saprà di stracci bagnati/ tutto sarà lontano/ treni e corriere passeranno ogni tanto

come in un sogno.

Le città grandi come mondi/ saranno piene di gente che va a piedi/ coi vestiti grigi e dentro gli occhi una domanda di soldi/ ma è solo d’amore, soltanto d’amore.

Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde/ della curva di un fiume nel cuore del vecchio borgo di querce/ crolleranno un poco per sera/ muretto per muretto, lamiera per lamiera.

E gli antichi palazzi saranno/ come una montagna di pietra/ soli e chiusi/ com’erano una volta.

E la sera sarà più nera della fine del mondo/ e di notte sentiremo i grilli fra i tuoni.

L’aria saprà di stracci bagnati/ tutto sarà lontano/ treni e corriere passeranno ogni tanto

come in un sogno.

I banditi avranno i visi di una volta/ coi capelli corti sul collo/ e gli occhi di loro madre pieni del nero delle notti di luna/ e saranno armati solo di un coltello.

Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra/ leggero come una farfalla/ e ricorderà ciò che è stato in silenzio il mondo/ e ciò che sarà.

Interpretazioni musicali dei versi di Franco Fortini

Ivan Della Mea – L’Internazionale di Fortini (1994)

Noi siamo gli ultimi del mondo.
Ma questo mondo non ci avrà.
Noi lo distruggeremo a fondo.
Spezzeremo la società.
Nelle fabbriche il capitale
come macchine ci usò.
Nelle scuole la morale
di chi comanda ci insegnò.

Questo pugno che sale
questo canto che va
è l’Internazionale
un’altra umanità.
Questa lotta che uguale
l’uomo all’uomo farà,
è l’Internazionale.
Fu vinta e vincerà.

Noi siamo gli ultimi di un tempo
che nel suo male sparirà.
Qui l’avvenire è già presente
chi ha compagni non morirà.
Al profitto e al suo volere
tutto l’uomo si tradì,
ma la Comune avrà il potere.
Dov’era il no faremo il sì.

Questo pugno che sale…

E tra di noi divideremo
lavoro, amore, libertà.
E insieme ci riprenderemo
la parola e la verità.
Guarda in viso, tienili a memoria
chi ci uccise, chi mentì.
Compagni, porta la tua storia
alla certezza che ci unì.

Questo pugno che sale…

Noi non vogliam sperare niente.
il nostro sogno è la realtà.
Da continente a continente
questa terra ci basterà.
Classi e secoli ci han straziato
fra chi sfruttava e chi servì:
compagno, esci dal passato
verso il compagno che ne uscì.

Questo pugno che sale…

Enzo Jannacci – Quella cosa in Lombardia – Testo di Franco Fortini – Musica di Fiorenzo Carpi

Sia ben chiaro che non penso alla casetta
due locali più i servizi, tante rate, pochi vizi,
che verrà quando verrà…
penso invece a questo nostro pomeriggio di domenica,
di famiglie cadenti come foglie…
di figlie senza voglie, di voglie senza sbagli;
di millecento ferme sulla via con i vetri aoppannati
di bugie e di fiati, lungo i fossati della periferia…
Caro, dove si andrà, diciamo così, a fare all’amore?
Non ho detto “andiamo a passeggiare”
e neppure “a scambiarci qualche bacio…
Caro, dove si andrà, diciamo così, a fare all’amore?
Dico proprio quella cosa che sai,
e che a te piace, credo, quanto a me!”
Vanno a coppie, i nostri simili, quest’oggi
per le scale, nell’odore di penosio alberghi a ore…
anche ciò si chiama “amore”;
certo, è amore quella fretta tutta fibbie, lacci e brividi
nella nebbia gelata, sull’erbetta;
un occhio alla lambretta, l’orecchi a quei rintocchi
che suonano dal borgo la novena; e una radio lontana
dà alle nostre due vite i risultati delle ultime partite…
Caro, dove si andrà, diciamo così, a fare all’amore?
Non ho detto “andiamo a passeggiare”
e neppure “a scambiarci qualche bacio…
Caro, dove si andrà, diciamo così, a fare all’amore?
Dico proprio quella cosa che sai,
e che a te piace, credo, quanto a me!”

Ambito “colto” o di musica contemporanea

Luciano Berio (1925-2003): Stanze, per baritono, 3 cori maschili e orchestra (2003).

I. Tenebrae (Paul Celan)
II. Congedo del viaggiatore cerimonioso (Giorgio Caproni)
III. (Edoardo Sanguineti)
IV. (Alfred Brendel)
V. Die Schlacht (Dan Pagis)

Dietrich Henschel, baritono

Orchestre de Parisdiretta da Christoph Eschenbach.

——————————

APPENDICE

I rapporti dei poeti con la musica

Eugenio Montale, Giorgio Caproni, Franco Fortini, Pier paolo Pasolini, Edoardo Sanguineti (e altri)

Eugenio Montale, baritono virtuoso, ma mancato

Il grande poeta ligure, Premio Nobel per la Letteratura, racconta i suoi trascorsi da cantante lirico, prima di imboccare la strada della poesia.

Giorgio Caproni: “E’ caduta la musica, è rimasto il paroliere”

Tratto da “Le Voci della Scrittura”, lungometraggio ideato da Giorgio Weiss per RAITRE sui poeti italiani contemporanei.

Franco Fortini: Poesia e musica dal punto di vista di un poeta

Nel corso di un’ intervista il poeta Franco Fortini si sente rivolgere questa domanda: “Secondo lei che relazione esiste fra musica e testo di una canzone?” Risponde Fortini: “Questa è una domanda da mille dollari! La cosiddetta “musicalità” di una poesia non ha a che fare con la musica. Ii ritmo di una poesia è una cosa così elementare che col ritmo di una poesia non fai un ritmo musicale. Non passi dal ritmo di una poesia al ritmo musicale. Le sequenze ritmiche di una poesia, cioè le ricorrenze degli accenti forti, sono delle cose troppo elementari perchè di lì possa venir fuori una musica. D’altra parte dei testi poetici italiani sembrano fatti apposta per diventare musica. E uno può divertirsi… Faccio un esempio. Il Coro di Maclodio del terzo atto del Conte di Carmagnola di Alessandro Manzoni (“S’ode a destra uno squillo di tromba / a sinistra risponde uno squillo”) può essere cantato sull’aria del Rigoletto “Questa o quella per me pari sono…” Il metro è lo stesso. Però ti accorgi che non c’è nessun nesso tra poesia che descrive una battaglia e quella che descrive gli amori del duca di Mantova.

Cosi continua Fortini: “I tentativi che sono stati fatti di trascrivere in note la dizione poetica sono degli inganni. Degli inganni inevitabili, se io faccio un’esecuzione musicale, cioè “dico” la poesia. Quando recito un testo poetico sono io che ci metto la musica; sono io che stabilisco la durata della pausa che introduco alla fine del verso, o alla cesura all’interno del verso, la durata che do ai segni di interpunzione, la sospensione e il legamento che stabilisco fra una parola e l’altra. Quindi è una vera e propria esecuzione, mentre sulla pagina scritta le indicazioni musicali sono ridotte al minimo, soprattutto perché non è indicato il tempo, cioè la velocità di recitazione. L’indicazione della velocità viene introdotta nella poesia attraverso degli artifici, per esempio attraverso gli ostacoli che il poeta coscientemente mette al lettore attraverso la struttura metrica, le rime,attraverso il linguaggio spesso arcaico, attraverso dei meccanismi di inversione. Bisogna certe volte introdurre nei testi delle dissonanze per evitare un eccesso di cantabi1ità. Quando uno scrive, ha degli impulsi ritmico-musicali, però deve sapere che quello che poi risulta scritto corrisponde a questo. Molte volte mi succede di sentire la necessità che lì, in quel verso, ci sia un certo tipo di consonante. Non sai spiegare perché tu vuoi questa consonante, eppure non potresti sostituirla. In molti casi è evidentissimo che il poeta persegue un qualche cosa che è un certo suono. Ma non è musica questo. E’ un suono. Uno si illude, io stesso mi illudo, quando scrivo, di volere un effetto musicale, ma l’effetto musicale è quello che mi dico io. Ci sono dei poeti che hanno un successo clamoroso declamando i propri versi, li declamano bene: le peggiori stupidaggini sembrano cose bellissime. Io provo sempre a leggere le cose che ho scritto strapazzandole, quindi combatto contro quella musicalità. Se la cosa regge nonostante la pessima dizione, allora c’è speranza che funzioni, se no vuol dire che non va tanto bene. Quanto all’applicazione della musica a un testo, nel Cinquecento, nel Seicento o anche in epoca moderna spesso si sono musicate poesie di grandi poeti. Se tu consideri i grandi musicisti di fine Cinquecento, come Luca Marenzio per esempio, francamente la qualità loro non migliora se hanno come testo un bellissimo sonetto del Petrarca piuttosto che una mediocre poesia. I testi possono essere buoni o meno buoni, però per valutare la loro qualità devi vedere dove è meno cogente il rapporto con la musica. In lunghe composizioni di tante strofe, come quelle di Guccini per esempio, con una musica molto semplice, l’elemento melodico è semplicemente una specie di sfondo, mentre diventano più importanti le parole. I cantastorie sono capaci di continuare per un’ora a raccontare una storia in ottave, che diventa importante più per le parole che per la musica, che è sempre la stessa. Ma se tu hai una musica molto complessa, con molti strumenti, le controbatterie, le voci che salgono e che scendono… automaticamente le parole diventano meno importanti. Avete mai sentito la grande musica del Cinquecento? E’ una musica straordinaria, ma le parole non si capiscono: ci sono magari quattro voci sovrapposte, tutto è ridotto a musica. Le parole non hanno importanza, anche se cantano testi bellissimi. Quindi o prevale la musica o prevale il testo. Oggi le canzoni di cui si apprezza maggiormente il testo sono quelle che hanno una musica più semplice, e in cui quindi le parole si possono capire. Musica e testo sono in lotta fra di loro: o prevale l’uno o prevale l’altro.”

Pier Paolo Pasolini

Edoardo Sanguineti

 

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Categorie:Musica e poesia

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